Un numero da non perdere
Enrico DolzaLa prestigiosa rivista Logopedia e comunicazione nel numero 1 di gennaio 2011 accoglie gli atti del “Corso avanzato interattivo sugli impianti cocleari” che si tenne a Roma nel maggio dell’anno scorso. Il volume, a cura di Ersilia Bosco, offre davvero molti spunti di riflessione e occasioni di approfondimento.
Sono infatti trattati argomenti vari ed attuali, ma soprattutto in una cornice di grande equilibrio in un campo, quello degli impianti, che ancora oggi suscita polemiche ed equivoci. Sin dall’introduzione la curatrice dichiara infatti che intende offrire un contributo per superare steccati e sterili contrapposizioni tra diversi punti di vista. C’è infatti ancora molta diffidenza verso gli impianti da parte dei sostenitori della lingua dei segni, situazione rinforzata dall’atteggiamento di alcuni specialisti che parlano di sconfiggere la sordità. Il rischio che si corre, esplicita Ersilia Bosco, è quello di ritenere che una protesi, per quanto sofisticata e in continuo miglioramento, possa offrire una risposta esaustiva a tutte le esigenze e problematiche della persona sorda o, al contrario, rifiutare a priori uno strumento dalle grandi potenzialità.
Molti gli interventi interssanti. Tra questi ne segnaliamo alcuni.
Barbara Arfè propone una interessante analisi dei disturbi dell’apprendimento nella sordità: un caso intricato in cui i nessi causa-effetto non sono sempre chiari e in cui ciò comporta anche rischi non secondari di errate diagnosi e quindi successivi errori riabilitativi e pedagogici.
L’intevento di Ersilia Bosco sul logopedista che deve essere un buon comunicatore ed esperto della relazione con il bambino sordo e con le agenzie educative ci pare metta in evidenza un aspetto spesso sottovalutato e al contrario di grande rilevanza per la buona riuscita di ogni progetto terapeutico.
I due successivi articoli approfondiscono lo spinoso argomento del rapporto tra lingua dei segni e impianto cocleare, analizzando con rigore scientifico oltre 70 casi selezionati su un campione di 240, per offrire una prima panoramica sulle situazioni che possono prevedere l’utilizzo formale del canale visivo-gestuale nei bambini impiantati.
Un altro articolo che ha attratto la nostra attenzione è quello relativo alle problematiche dell’impianto legate ai bambini sordi immigrati. Tema, questo dei sordi immigrati, molto caro a noi della Fondazione Gualndi e che richiede effettivamente studi e ricerche più estese.
La centralità dell’intervento della logopedia anche per il bambino impiantato è oggetto di un interessante intervento a firma di Leotta e Bolognesi. L’articolo mette giustamente in evidenza come l’avvento dell’impianto, lungi dall’aver ridimensionato l’intervento logopedico, imponga invece l’emergenza di operare con metodo e rigore, situazione che ha portato alla sperimentazione di nuove pratiche. Tra queste, nell’articolo successivo, viene dato ampio spazio all’AVT, terapia uditivo-verbale, che si delinea anche in Italia con specificità e originalità, primo fra tutti la centralità della famiglia.
In conclusione facciamo nostro l’auspicio della curatrice e cioè che l’avvento e la diffusione dell’impianto non sia vissuta solo con la solita smodata fiducia verso tutto ciò che è tecnologico, ma invece ci inviti a progettare metodologie abilitative del linguaggio sempre più ecologiche, cioè più rispettose del bambino sordo come essere umano inserito in un ambiente complesso e in un contesto vivo di relazioni.
Questo potrebbe forse rappresentare così la fine sia di visioni trionfalistiche dell’impianto, sia al contrario alcune superficiali disconferme della sua efficacia.




