La conquista della parola

 

La lunga storia dell’ Istituto inizia nel momento in cui il re Carlo Alberto di Savoia, nel 1835, decide, con una scelta innovativa, di aprire a Torino, in Via Assarotti, una scuola per formare  istitutori competenti per l’educazione dei sordomuti,  affidandola a Don Bracco,un religioso  da tempo interessato all’educazione dei soggetti privi di udito.

A partire dall’atto formale di istituzione, il progetto originario subisce numerosi cambiamenti, motivati sia da ragioni economiche che sociali ed educative. La scuola per maestri diventò convitto per sordi, scelta più diffusa anche altrove e più conveniente sul piano economico. Fu aperto un asilo infantile (per bambini dagli 8 ai 12 anni !) in  considerazione dell’importanza di un’educazione precoce, e fu istituito un patronato per ragazze sorde con difficoltà lavorative. Diverse congregazioni religiose sia maschili che femminili furono chiamate a gestire l’Istituto,  infine trasferito nel 1965 nella nuova sede di  Pianezza, costruita appositamente dopo la guerra, con l’attivazione di un percorso di studi riservato solo ai maschi.

Oltre a rileggere le vicende dell’Istituto inserite nel più ampio contesto  storico,  l’autrice dà conto puntualmente dell’acceso dibattito presente già nel secolo scorso circa la metodologia più adeguata per l’insegnamento ai sordi : l’oralismo puro, fondato sull’uso esclusivo della parola, il metodo mimico o gestuale, integrato dalla dattilologia e dalla scrittura e le  alterne fortune dell’applicazione dei 2 metodi.

Un libro interessante per vari motivi: la ricostruzione della storia di un Istituto che ha avuto un ruolo importante nel processo educativo dei sordi, l’inquadramento di  tale processo nel più ampio contesto della storia delle istituzioni educative a partire dalla metà dell’Ottocento, la descrizione delle caratteristiche professionali degli insegnanti per i sordi  e delle discipline più utili per l’apprendimento, l’esplicitazione dei punti di forza e di debolezza dei metodi per l’insegnamento ai sordi, e infine il racconto della  rete  dei rapporti di confronto e scambio con le altre istituzioni per sordi  di quell’epoca,  tra le quali viene citato anche l’Istituto Gualandi, retto dai sacerdoti e dalle suore della Piccola Missione.
L’Istituto sordi di Torino è stato diretto dal 1965 fino alla sua trasformazione in Fondazione, da un sacerdote della stessa Piccola Missione per i sordomuti. Ora, con lo stesso nome, è diventato un centro di servizi specializzato, per la sordità.
Non si tratta di un testo celebrativo – come è frequente nelle presentazioni storiche di antiche istituzioni – ma ha il pregio di proporre una visione storica dell’evoluzione dei sistemi educativi vigenti per tutti, attraverso l’analisi di un ambiente per l’educazione dei sordi.