Parole d'arte sconosciute

Dizionario di arte contemporanea in lingua dei segni italiana 
Il silenzio racconta l'arte
ed. Allemandi & C, 2010

Come tradurre un percorso di visita museale in Linguaggio dei Segni? Quali strategie mettere in atto per avvicinare le persone sorde ad un mondo elitario come quello dell’arte contemporanea, talvolta scarsamente accessibile anche agli udenti? In che modo favorire la frequentazione dei musei da parte delle persone sorde?

Ecco alcuni dei quesiti che hanno ispirato gli autori del libro “Dizionario di Arte Contemporanea in Lingua dei Segni Italiana”, frutto del progetto realizzato dal Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea in collaborazione con l’Istituto dei Sordi di Torino. 
L’opera ha il pregio di aver arricchito il Linguaggio dei Segni con vocaboli propri del lessico artistico – come suggerisce il sottotitolo suggestivo Il silenzio racconta l’arte - fornendo alle persone sorde un’occasione in più per comprendere i musei e frequentarli, contribuendo alla loro inclusione nel settore culturale.

Motore della ricerca, la difficoltà che le guide del Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli hanno sperimentato dovendo condurre un percorso di visita al Castello di Rivoli a persone sorde, e accorgendosi di non avere a disposizione i segni corrispondenti. Dal canto loro, le persone sorde hanno appreso di non poter capire l’arte contemporanea innanzitutto perché mancava loro una lingua per descriverla e farsela raccontare. Questa duplice consapevolezza ha spinto persone udenti e sorde, esperti di educazione museale, interpreti di lingua dei segni, linguisti e storici dell’arte ad unirsi per confrontarsi sul problema e realizzare un lavoro di ricerca linguistica unico nel suo genere e dall’impronta internazionale.

L’obiettivo del progetto – secondo le parole di Anna Pironti, Responsabile del Dipartimento di Educazione del Castello di Rivoli – è stato quello di “costruire un segmento di linguaggio che ancora non c’era”. L’esperimento di creare i segni  ancora mancanti nel linguaggio gestuale LIS  per il lessico delle produzioni artistiche, ha aperto le porte ad un mondo sconosciuto, dentro la sua specificità e complessità.

La sezione del testo dedicata alla traduzione del lessico specifico dell’arte contemporanea é arricchita con la riproduzione di celebri opere d’arte come esempio di ciascuna parola.
Per ogni vocabolo è stata realizzata una sequenza di fotografie con la tecnica dello scatto a raffica, volta a riprodurre la corrispondente traduzione in Linguaggio dei Segni, e una descrizione di come il segno stesso debba essere articolato. Lodevole è lo sforzo compiuto per trovare nuove corrispondenze tra parole e gesti già esistenti nella LIS, ma portatori di significati diversi.

Pensiamo ad esempio al termine olio, presente nel vocabolario gastronomico ma non in quello artistico, che ha richiesto un completamento del segno con lo sfregamento delle dita per evocare la sensazione tattile legata al materiale, o ancora al lemma carboncino, dato dalla combinazione di due segni (il gesto che indica un blocco piccolo e compatto di un materiale generico, e che si evolve nell’articolazione del segno LIS che sta ad indicare il colore nero).
Anche se l’utilizzo del termine dizionario per designare l’opera è improprio (visto che la spiegazione di ciascun vocabolo  è proposta in una versione  semplificata e accessibile, in italiano e in inglese) consiglierei il libro per la sua originalità e per aver accolto la sfida avvincente di avvicinare due mondi da sempre legati alle immagini – quello dell’arte e quello del Linguaggio dei Segni – che finora non avevano interagito a sufficienza.
Un punto di partenza innanzitutto per le istituzioni museali, affinché possano accogliere l’invito suggerito dal testo di rendere il proprio patrimonio accessibile ad un pubblico sempre più vasto.

Corinna Garuffi