Integrare le diversità. Un curriculum per l'educazione dell'infanzia
Giulia AmbrosettoIl libretto, tradotto dal testo originale Programma educativo di Berlino, descrive il percorso standardizzato per l’istruzione della prima infanzia.
Nell’introduzione Roger Prott spiega l’innovazione rappresentata da questo progetto, che nasce in un periodo storico in cui, in Germania, era molto alto il timore dell’ingerenza dello Stato nell’educazione fornita alle nuove generazioni.
L’analisi nasce dall’iniziale collisione e poi dalla crescita delle due realtà educative presenti a Berlino, quella dell’Ovest e quella dell’Est. La prima caratterizzata da una libertà priva di regole, dall’enfasi sulla responsabilità privata dei genitori, fino, quasi, al trascurare qualsiasi compito socialmente rilevante; la seconda, quella dell’Est, in cui vigeva una programmazione centralizzata, regolamentata e sotto stretto controllo, accompagnata da considerevoli investimenti nel settore.
L’unione delle due visioni ha dato vita a un progetto che ha l’intenzione di far crescere in modo armonioso il bambino, tenendo conto delle differenze socio-culturali, senza però sottolineare le diversità dovute a disabilità.
L’inizio teorico fa riferimento alla triade di concetti BILDUNG, BETREUUNG, ERZIEHUNG, cioé sviluppo, cura ed educazione. L’unione di questi concetti indica l’educazione come partecipazione dell’individuo allo sviluppo della società.
La parola BILDUNG, sviluppo, nella lingua tedesca ha una sfumatura più ampia: è il processo di apprendimento attivo, sociale, emotivo e sensoriale del mondo, attraverso l’esperienza.
Favorire questo tipo di apprendimento è compito speciale degli asili nido e delle scuole dell’infanzia, in quanto istituzioni di formazione socio-culturale.
Lo scopo assolutamente evidente e dichiarato di questo progetto educativo è quello di far riflettere le persone che concretamente si andranno ad occupare dei bambini all’interno dei nidi e delle scuole dell’infanzia, per riuscire a fornire un ponte tra l’educazione scolastica e l’educazione sociale adottando il concetto di “aree di competenza”.
Seguendo domande precise poste in occasione delle tappe del percorso, le educatrici sono provocate a indagare in modo approfondito tutti gli aspetti dello sviluppo del bambino.
Le aree di sviluppo indagate sono infatti molteplici (corpo, movimento e salute; ambiente sociale e culturale; comunicazione: linguaggio, cultura scritta e media; creatività artistica; musica; esperienze di introduzione alla matematica; esperienze di scienze naturali e tecnologia) e tutte vengono esplorate alla luce sia della realtà individuale del singolo bambino, sia della realtà sociale del bambino insieme gli altri e del suo background culturale di origine.
Il lavoro delle educatrici viene delineato su chiari obiettivi pratici a cui corrispondono compiti precisi e rilanci che le insegnanti possono proporre e via via calibrare sul bambino e/o sul gruppo di bambini che hanno.
Le insegnanti scoprono diverse sfaccettature del mondo dei piccoli, elaborano e programmano insieme ai bambini, realizzano attività e infine valutano le esperienze unitamente a tutti i partecipanti, coinvolgendo quindi anche i genitori.
Indubbiamente questo libro porta a riflettere sulla sistematicità di questo metodo che risulta essere molto distante dal modello educativo italiano, specialmente nel livello del nido e della scuola dell’infanzia.
La quantità di osservazioni e di riflessioni che questo progetto porta a fare è sorprendente, anche se, temo che, a volte, possa essere riduttivo incasellare i bambini in situazioni così precise e in risposte già date.
Molto spesso noi che lavoriamo a contatto con i bambini sordi ci ritroviamo a riflettere sul loro sviluppo e sulle loro capacità, che troppo spesso sfuggono dalle griglie dei “normali” strumenti di valutazione.
Per questo motivo tutte le domande, le riflessioni e i rilanci contenuti in questo progetto educativo possono diventare uno strumento per riflettere, ma dubito che siano esaustivi per i diecimila comportamenti differenti che ogni bambino mette in atto di fronte ad una situazione nuova e per lui stimolante.




