Valutare le competenze linguistiche dei ragazzi sordi - osservazioni, riflessioni, progetti di ricerca

Lorenzo Desideri

L'obiettivo di questo intervento è di "mettere su carta" le prime riflessioni nate dalle osservazioni e dai continui confronti tra gli operatori della Fondazione Gualandi a proposito di un tema molto complesso, quello della valutazione delle competenze linguistiche in bambini e ragazzi con difficoltà uditive, cominciando a vedere su quali aspetti del linguaggio porre maggiore attenzione.

Lavoro alla Fondazione Gualandi a favore dei sordi da poco meno di un anno. Appena laureato in Psicologia, ho deciso di continuare ad occuparmi di difficoltà e disturbi dell'apprendimento affrontando il tirocinio post lauream presso il Centro Regionale per le Disabilità Linguistiche e Cognitive in Età Evolutiva all'interno del Polo delle Disabilità di Corte Roncati, a Bologna.
Qui ho avuto per la prima volta l'occasione di incontrare una ragazza sorda che era in grado di esprimersi esclusivamente attraverso l'uso della LIS. L'interprete che le sedeva accanto durante la valutazione cognitiva aveva il doppio compito di aiutare me, traducendo le mie richieste alla ragazza, che a sua volta si rivolgeva all'interprete per comunicare le risposte, fare domande, chiedere chiarimenti e suggerimenti. Al termine dell'incontro mi sono chiesto chi dei due avessi realmente valutato, se la ragazza o l'interprete, e quale validità avessero i risultati ottenuti ai test. In più, dal momento che le uniche prove che le erano state somministrate coinvolgevano le sole abilità cognitive, svincolate dal linguaggio, avevo delle perplessità circa l'utilità che una simile valutazione potesse avere in futuro qualora si fossero voluti confrontare, a distanza di tempo, i suoi eventuali progressi scolastici.

Giunto in Fondazione, ho visto come gli stessi dubbi animavano gli operatori qui impegnati, tutti coinvolti in attività con ragazzi sordi con lo scopo di stimolarli ad una più efficace comunicazione: come valutare poi la reale incidenza di tali interventi? Quali strumenti possono essere usati per verificare se effettivamente vi sono stati dei progressi nelle capacità di comprensione, espressione e nell'uso del linguaggio, segnato e orale, in differenti contesti di vita quotidiana? E' possibile adattare i test attualmente in circolazione alle tante diversità raggruppate sotto la sigla "sordità"? Se sì, come? Quale giovamento potrebbe trarne anche la scuola? Sempre più spesso, infatti, si sente l'esigenza, da parte degli operatori attivi nell'educazione e nella riabilitazione di ragazzi non udenti, di possedere uno strumento che valuti con oggettività i loro reali progressi in termini di abilità linguistiche e comunicative.

La certificazione che permette all'alunno non udente di ricevere un sostegno scolastico (PEI, mediatore alla comunicazione, insegnante di sostegno) raramente riporta una qualche forma di punteggio relativo alla competenza verbale del ragazzo sordo oggetto della valutazione: questa mancanza fa sì che la scuola e gli operatori coinvolti nella formazione del ragazzo non possiedano alcun riferimento oggettivo relativo alle sue capacità verbali, dal quale partire: la conseguenza è che non vi è alcuno strumento per valutare, nel tempo, gli eventuali progressi del ragazzo non udente.

Questi e altri problemi hanno spinto la Fondazione a interrogarsi sulla possibilità di tradurre tali riflessioni in un tentativo concreto di realizzare una ricerca in merito a ciò che è stato fatto e a ciò che, eventualmente, si può fare per valutare con criteri oggettivi i risultati del proprio lavoro.
Siamo solo all'inizio. La variabilità da tenere in considerazione quando si parla di competenza linguistica associata alla sordità è tale che non è possibile fare riferimento a nessun punto fermo. Attualmente siamo impegnati in una rassegna della letteratura che ha affrontato il problema della valutazione delle abilità linguistiche in soggetti non udenti. Come c'era da aspettarsi, e come è naturale che sia quando si parla di sordità in particolare, vi sono grandi differenze tra i diversi autori, spesso inconciliabili.

Le riflessioni che verranno nella seconda parte della mia riflessione, nascono a partire dall'esperienza con i ragazzi che frequentano la Fondazione Gualandi, e si propongono di essere la base di partenza di un progetto più ampio a lungo termine,pensato per:

  • Fornire agli operatori della Fondazione una batteria di strumenti che aiuti ad approfondire la valutazione delle competenze verbali dei ragazzi che partecipano alle diverse attività;
  • Fornire uno spunto di continua riflessione e aggiornamento sulle tematiche relative alle strategie educative rivolte ai ragazzi non udenti;
  • In età infantile, avere una serie di dati che permettano di prevedere lo sviluppo linguistico;
  • Delineare strumenti per facilitare l'orientamento scolastico di ragazzi non udenti al termine della scuola media;
  • Valutare con precisione la quantità di ore scolastiche in cui è necessaria la presenza di un'interprete LIS.


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