Sordobimbi, no !

"L'isola dei sordobimbi" film-documentario di Stefano Cattini, (segnalato fra i candidati a ricevere il David di Donatello nel settore documentari) è stato proiettato a Bologna, al Cinema Lumière, il 26 maggio 2010.

La stampa locale riportava l’evento in cronaca con la sottolineatura di : film completamente accessibile,  per non vedenti, non udenti che comunicano con la lingua dei segni LIS,  non udenti che utilizzano la LIS per esprimere la propria  identità,  non udenti che non utilizzano la LIS, udenti con “attinenze” alla sordità, come genitori,  educatori, studenti e interpreti di lingua dei segni, gente di cultura e di “beneficenza”, medici, curiosi,  ....
Una situazione aperta davvero a tutti, con i necessari strumenti tecnici e  con il supporto di interpreti, in  un contesto funzionale come il cinema Lumière.
Una organizzazione che favorisce partecipazione attiva alla comprensione, alla comunicazione, alla riflessione.
Un' opportunità da rendere assolutamente abituale. 

Questo l’evento quanto a organizzazione. 
Ma perchè non parlare del contenuto?

Il film documenta momenti di vita e di attività, in una scuola-istituto che accoglie quasi 200 bambini, dei quali 27 sordi,  dove il regista si è fermato a osservare e a "girare" per un anno intero.

Immagini bellissime, riprese e ritmi che creano emozioni forti, bambini còlti in molti diversi momenti, dal risveglio, alla scuola, alla piscina, con gli altri ... ma c'é ambiguità fra le situazioni documentate e l'intendimento dell’autore, tanto che non si capisce quando lui è favorevole o critico a proposito di quello che mostra.
In un'intervista il regista ha dichiarato :"Non credo di voler lanciare messaggi, ma credo che ognuno, se lo vuole, addirittura senza fatica vi potrà trovare qualcosa di prezioso.   Non tanto per merito del film quanto, soprattutto, dei bambini".

Certo sono state fatte delle scelte, per montare un documentario di soli 80 minuti.
Noi spettatori siamo a contatto con quei minuti.

L'isola dei sordobimbi
sembra un titolo azzeccatissimo per un film che presenta una situazione in cui la sordità sovrasta totalmente la persona, annientandola entro una bolla di infrangibile silenzio: ecco “i sordobimbi” che non sono più bambini ma piccoli sordi che incidentalmente appartengono alla categoria degli esseri umani relegati entro un’isola, simbolo della solitudine.

Elementi ormai dimenticati nel tempo vengono crudamente riportati alla luce: una protesizzazione sommaria ed avulsa da ogni contesto sociale, medico, abilitativo; una logopedia vecchio stile che considera le parole come stringhe di suoni piuttosto che come veicoli di comunicazione, relazione, compagnia, affetto. 
I bambini sordi sembrano appartenenti ad un altro mondo, quello del silenzio e dei gesti per il quale il suono, sia percepito che prodotto, è innaturale, una violazione del loro stato di quiete (e guarda caso la colonna sonora del film è bella solo nei momenti in cui i bambini sono senza la protesi e comunicano coi segni, mentre quando fanno logopedia è presente un silenzio pesante ed ingombrante intervallato dalle loro roche grida gutturali).

La modalità educativa ricalca modelli antichi,  mentre oggi molto si è fatto e si fa perché il bambino sordo sia piuttosto prima di tutto un bambino felice che cresce con gli altri, affrontando alcune difficoltà in più per arrivare a leggere, capire, comunicare.

Perché far passare come mondo della sordità, oggi, nel 2010,  quel che è presentato dal documentario?
Quale sordità? Vista con gli occhi di chi? Verso quali orizzonti di valori e di azioni? Verso quale sviluppo di conoscenze e pensiero ? Verso quale autonomia di vita e di relazioni?
Questo è il mondo della riabilitazione della sordità che ha cominciato ad esistere  nel 1800, di cui c'erano gli ultimi residui alla fine del 900.
Un ambito che ha certamente richiesto a chi vi si è addentrato  e vi ha speso la vita un forte impegno di studio, di conoscenza, di fatica personale. Una grande impresa che ha sollecitato la solidarietà di tutti per offrire ai sordi l’unica possibilità pensabile di crescita come persone, come cristiani e cittadini.
Ma sono passati 200 anni: cosa è cambiato nella vita, nella società, nella pedagogia e nell’educazione?
Molto è cambiato e cambia di continuo, nelle conoscenze scientifiche riguardo agli strumenti, alle terapie, ai percorsi abilitativo-educativi delle persone sorde, per lo sviluppo della personalità, verso una piena qualità di vita da cittadini consapevoli.
Mentre scorrono le immagini, anche altre domande si affacciano:
cosa è cambiato nel modo di intendere il servizio alle persone anche in nome di un Altro?
Cosa è cambiato nel modo di far conoscere il messaggio cristiano, testimoniare la propria fede, rendere partecipi di una religiosità?

Presentare lo spaccato di una realtà che emoziona e fa pensare, ma  che non tiene conto e non fa neppure nascere il sospetto che ci possano essere  situazioni e proposte ben diverse come metodi e obiettivi - pur con  ritardi, limiti e contraddizioni - ci sembra un’operazione superficiale e rischiosa.

(immagini dal sito www.sordobimbi.it)


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