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Mio figlio"portatore di handicap"
Giada PoluzziHo iscritto mio figlio di 19 mesi al secondo anno di nido; compilando la scheda di iscrizione ho notato questa dicitura “Bambino portatore di handicap:________________”.
C’era anche l’anno scorso ma non ci avevo fatto caso: cosa è cambiato in me? E cosa mi ha spinto a farlo notare all’addetta comunale, facendo presente che si tratta di un’affermazione datata e al limite dell’offesa?
E inoltre perché la suddetta persona è rimasta un po’ indignata dalla mia osservazione, affermando che a loro nessuno ha detto che “portatore di handicap” non si usa più?
È un’eterna diatriba: meglio handicappato, disabile o diversabile, portatore di handicap o con deficit? Avevo sempre giurato di tenermene fuori, quasi infastidita dalla futilità della discussione. Eppure quel “Bambino portatore di handicap” mi è sembrata una pietra scagliata in pieno viso, perché mio figlio è portatore di tante cose: sorrisi, carezze, anche schiaffi a volte, abbracci, smorfie, ma non certo di handicap! Di tutte le etichette credo sia la più dura da vedere attaccata al proprio figlio. Fa subito immaginare un untore manzoniano della peggior specie!
Al mio consiglio di cambiare la dicitura in “Bambino con deficit” mi è stato subito detto “ma in fondo non è la stessa cosa?” Vorrei rassicurarla: è la stessa cosa, infatti, non è questo cambiamento che farà sparire la Trisomia 21 o farà udire un sordo o vedere un cieco o camminare un paraplegico. Ma se questo episodio può eliminare un po’ di ignoranza, è già un passo avanti.
Non si troverà mai la parola giusta per descrivere una persona etichettata “diversa”; nessuno potrà mai scegliere qual è il termine adeguato per capirsi al volo senza creare imbarazzo, neanche io posso farlo. Ma di una cosa sono convinta: è necessario bandire il termine “portatore di handicap”.
handicap significa svantaggio, e la presenza di svantaggio dipende dalle risposte dell'ambiente in cui siamo...





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