Inserimento, integrazione, inclusione...

Salvatore Nocera*

Parole che cambiano, o situazioni nuove ?

Se il linguaggio è espressione  degli avvenimenti storici cui si riferisce, certamente i tre termini segnano una diversa sensibilità verso il fenomeno, unico in Italia, della coeducazione di alunni con disabilità nelle classi di tutti.

Il termine “inserimento” descrive il fenomeno al suo manifestarsi e nel modo del suo manifestarsi e cioè con la presenza  nelle classi comuni , per la prima volta in Italia verso la fine degli Anni Sessanta,  di alunni con minorazioni, sino ad allora  rinchiusi per legge nelle classi e negli istituti speciali. Allora il semplice fatto del loro ingresso in queste classi fu  salutato come un fatto nuovo ed un po’ rivoluzionario ed il termine, oggi desueto di inserimento fu ritenuto sufficientemente significativo di tale fenomeno.

Con l’affinarsi della ricerca pedagogica e didattica che tracciava percorsi di scolarizzazione di questi alunni insieme ai compagni, il termine "inserimento" cominciò a sembrare  troppo  statico e poco espressivo del lavoro di coeducazione che tale fatto comportava.
E si cominciò a parlare, verso la metà degli Anni Settanta, di
integrazione per significare che gli alunni con disabilità non erano solo presenti in classe ma si collegavano al lavoro didattico dei compagni e riuscivano a divenire per quanto possibile uno di loro, grazie al lavoro svolto in classe ed all’interazione fra loro ed i coetanei non disabili. Anzi ci si rese conto che proprio  grazie a questo comune lavoro educativo e di istruzione, gli alunni con disabilità crescevano più facilmente negli apprendimenti, nella comunicazione, nella socializzazione e nelle relazioni, come poi dirà l’art 12 comma 3 L.n. 104/92.

A partire però dalla metà degli Anni Novanta ci si cominciò ad interrogare sempre più frequentemente se l’integrazione  scolastica non dovesse considerarsi un fenomeno biunivoco, cioè nel senso che essa non consistesse solo nell’adattamento dei comportamenti degli alunni con disabilitàà a quelli dei compagni non disabili, ma se anche questi non dovessero adattarsi anche a comprendere ed accettare i comportamenti  dei compagni con disabilità.

Riesumando una interpretazione sessantottesca della parola
“integrazione“ si cominciò a dire che il termine “integrazione scolastica“ ricordava troppo quello di “integrazione nel sistema”, che aveva certamente un valore negativo, svuotando tale termine della valenza positiva che aveva avuto all’inizio ed anzi facendo assumere un significato riduttivo di perdita di autenticità e di libertà.

Così , sotto l’influsso della letteratura sociale e culturale di origine anglosassone si venne affermando il termine inclusione, a significare la reciproca permeabilità dei rapporti fra alunni con disabilità e loro compagni.
In vero io e molti altri, già dagli Anni Settanta davamo questo significato al termine “integrazione”; ma vuoi per il fraintendimento   operato da alcuni scrittori , vuoi per l’affermarsi della nuova moda, il termine “inclusione”  è ormai divenuto sinonimo di piena coeducazione di qualità degli alunni con disabilità coi coetanei non disabili.

Personalmente non ritengo che la traduzione italiana “inclusione“ del termine inglese “inclusion” sia veramente significativo del fenomeno operato in Italia da oltre 40 anni; però ormai la moda si è affermata e, purchè ci si accordi sul significato delle parole, accetto convenzionalmente questo nuovo termine e lo uso.

A livello normativo il termine “inserimento” è stato ufficializzato dall’art 28 della L.n. 118/1971, quello “integrazione “ dalla L.n. 517/77 e soprattutto dalla L.n. 104/92, quello “inclusione “ dalla convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con L.n. 18/2010.
La storia di questi termini (inserimento ed integrazione) attraverso la normativa è ripercorsa nel  mio volume “ Il diritto all’integrazione nella scuola dell’autonomia” Ed. Erickson, Trento 2001.

*l'avv Salvatore Nocera è vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e responsabile dell'Osservatorio della FISH sull'integrazione scolastica.



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