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Il ruolo del gioco nello sviluppo sociale e cognitivo del bambino sordo
Stefania FaddaLo sviluppo psicosociale del bambino sordo richiede un'attenzione particolare da parte di genitori ed educatori. Il raggiungimento di risultati positivi conduce infatti allo sviluppo del senso di competenza e alla fiducia di sé. Inoltre la formazione dell'identità personale che avviene durante questo processo di sviluppo psicosociale, idealmente permette al bambino di acquisire un solido senso di sé che, a sua volta, consente di proseguire positivamente nello sviluppo emotivo e sociale e di raggiungere un senso di sicurezza interna.
Il gioco ricopre un ruolo chiave per il raggiungimento di un positivo sviluppo psicosociale nei bambini sordi, come dimostrano diverse ricerche.
Tra le prime ricordiamo quella condotta da Higginbotham e Baker nel 1981. Gli autori hanno realizzato uno studio comparativo su bambini sordi e udenti di età compresa tra i 47 e i 66 mesi concludendo che i bambini sordi, rispetto ai bambini udenti, dedicavano meno tempo alle attività di gioco cooperativo e significativamente più tempo alle attività di gioco solitario.
Inoltre, la quantità di tempo dedicata al gioco solitario era di gran lunga maggiore rispetto a quella dedicata allo stesso da parte dei bambini udenti di età inferiore.
I risultati di questo studio è probabile siano riconducibili non alla sordità in sé, ma alle difficoltà comunicative e alla carenza di competenze sociali che non consentivano interazioni ottimali da parte dei bambini sordi.
Studi successivi confermano questi primi risultati. In particolare, Vandell e Gorge misero a confronto il gioco in diadi composte da bambini sordi con il gioco in diadi composte da coetanei udenti.
I risultati mostrarono che i bambini sordi iniziavano le interazioni di gioco in misura maggiore rispetto ai pari udenti. Tuttavia, questi ultimi rispondevano alle richieste di gioco da parte dei loro compagni nel 75% delle volte, mentre i primi solo nel 40% circa.
Gli autori attribuirono tali risultati al fatto che i bambini sordi non fossero consapevoli, non si accorgessero, dei tentativi di richiesta di gioco da parte degli altri bambini.
I bambini sordi, utilizzando sistemi di comunicazione per i quali lo spazio visivo è fondamentale, spesso falliscono nel rispondere a gesti o segni quando i loro occhi sono "attratti" dagli oggetti del gioco. Infatti, essi sperimentano la difficoltà di dividere l'attenzione tra le richieste dei pari e l'attività di gioco. In particolare, quanto più essi vengono assorti in tale attività, la conversazione, così importante nel gioco di tipo cooperativo e parallelo, viene spesso dimenticata.
Mentre i bambini udenti hanno la possibilità di ascoltare e rispondere simultaneamente e contestualmente al gioco, sviluppando così la competenza sociale, i bambini sordi devono scegliere di dedicarsi ad una attività per volta. Vi può essere pertanto una diminuzione dell'interazione con i pari nel momento in cui il bambino intraprende una attività di gioco.
Le ricerche più recenti si sono focalizzate sugli aspetti cognitivi del gioco, soprattutto quello simbolico.
È stato visto, in particolare, che il gioco rappresenta una componente critica per lo sviluppo del pensiero conducendo a flessibilità nei processi cognitivi e abilità d'astrazione. Il gioco simbolico, in particolare, incorporando realtà e finzione, permette al bambino di distinguere tra gli oggetti e il loro significato, facilitando così il pensiero sulle rappresentazioni mentali di quegli oggetti protagonisti del gioco.
La comunità e la cultura nella quale il bambino sordo vive influenzano in modo significativo il modo in cui i comportamenti di gioco evolvono e plasmano il comportamento cognitivo. Non il deficit uditivo, ma piuttosto un ritardo nello sviluppo del linguaggio e non adeguate interazioni sociali possono interferire nell'acquisizione e manifestazione del gioco simbolico. In altre parole, il livello di gioco simbolico esibito dal bambino sordo può essere una funzione del livello di sviluppo del linguaggio, delle caratteristiche del comportamento sociale e delle abilità cognitive in suo possesso.
Studi condotti su diadi composte da bambini sordi in età prescolare e da madri udenti mostrano che queste ultime, durante le interazioni verbali e non verbali con i loro piccoli, assumevano comportamenti di tipo controllante. Tali comportamenti si manifestavano soprattutto nelle diadi in cui le risorse comunicative erano carenti, e avevano come conseguenza principale la limitazione dei comportamenti d'autonomia del bambino.
L'utilizzo da parte dei componenti della famiglia di tecniche e strategie funzionali allo sviluppo del gioco simbolico favorisce, nel bambino sordo, il raggiungimento di risultati positivi nel processo psicosociale. Infatti, la competenza nel gioco apporta come beneficio il miglioramento delle interazioni caregiver/bambino che, diventando mutuamente soddisfacenti, facilitano il raggiungimento di un attaccamento di tipo sicuro.
* Stefania Fadda, Psicologa
Direttore della Roberto Wirth Fund Onlus







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