I racconti fonologici

Marianna Luca

Cosa sono

Chiamiamo abitualmente racconti fonologici storie composte con frasi brevi, illustrate da semplici disegni che facilitano l'accesso alla lettura. Le parole non sono scelte a caso, ma secondo un disegno preciso che è nella mente dell'educatore e che le riconduce ad un uso coerente e ripetuto di un numero ristretto di fonemi nell'intero racconto. Questo facilita la generalizzazione della produzione dei fonemi all'interno di parole simili foneticamente, eppure molto diverse nel significato, andando talora a creare vere e proprie coppie minime fonologiche (come ad esempio: FO-FU-FA-FE).

I disegni sono in bianco e nero per fare in modo che si possano fotocopiare, così successivamente i bambini possono colorarli a piacere per personalizzare meglio il racconto e farlo proprio. Se si vuole, il disegno stesso può essere realizzato insieme al bambino.

Le frasi sono sempre scritte in stampatello maiuscolo per discriminare e riconoscere meglio i singoli fonemi, e per fare in modo che i bambini possano poi  leggere da soli i racconti capendone il significato, per esempio a casa insieme ai genitori.

E' importante che, divertendosi attraverso il gioco, i bambini abbiano la possibilità di imparare fonemi nuovi o che pronunciavano con difficoltà, e di consolidare parole già conosciute in contesti diversi.

Si apprende attraverso la creatività, per questo i racconti si possono drammatizzare

e animare attraverso cartelloni disegnati, cartoncini colorati, barattoli e qualsiasi altro tipo di ausilio: tutto viene affidato alla libera interpretazione dell'educatore e del bambino.

A chi sono rivolti

Bambini che a causa della loro particolare situazione necessitano di risorse pedagogiche altamente specialistiche: bambini sordi, bambini sordi stranieri e bambini con disturbi del linguaggio.

L'identificazione percettiva dei fonemi è infatti uno dei presupposti per una buona acquisizione e un buon uso del linguaggio parlato e scritto: il fonema è infatti il più piccolo dei mattoni con cui è costruita la casa della parola.

E a volta capita che, anche quei bambini che nelle loro espressioni linguistiche non sembrano presentare omissioni o sostituzioni di fonemi, possono avere un problema fonologico, che poi si ripercuoterà negativamente nell'apprendimento successivo della letto-scrittura.

La sordità in particolare causa un  problema specifico di identificazione dei suoni, quindi risulta difficoltoso il discriminare tratti distintivi dei singoli fonemi.

La loro pronuncia può apparire non corretta e influenzata dal contesto linguistico in cui si inserisce.

La logopedia dà risposte specifiche a questo problema, ma poiché è opportuno affrontarlo precocemente, sono utili tutti quegli ausili che anche in ambito familiare ed  educativo possono aiutare il bambino.

Il racconto, il gioco e la drammatizzazione trovano quindi una collocazione spontanea e naturale.

Perché sono utili

I " Racconti fonologici "  creati e sperimentati in ambito riabilitativo, e poi da educatori, insegnanti e genitori, si propongono, attraverso il gioco, di offrire stimoli precisi nell'attività di discriminazione e identificazione dei fonemi; di ampliare il lessico di base; di individuare le sequenze spazio-temporali, i rapporti causa-effetto, i concetti topologici; di allenare la memoria visivo- verbale. Consentono inoltre di lavorare su aspetti morfologici e sintattici della lingua, anche attraverso la comparazione tra le varie lingue verbali e quella dei segni.

Un'esperienza nella formazione

Durante il  corso per Assistenti alla comunicazione organizzato da Didacta con la collaborazione della Fondazione Gualandi, ho condotto un laboratorio di racconti fonologici, cercando di liberare la creatività delle corsiste e di dotarle di un nuovo strumento di lavoro,  divertendosi.

Nell'occasione sono stati  creati ex novo due racconti fonologici " LA FOCA FUCA " e "SISSI IL SASSO".

Il primo racconto aveva l'obiettivo di proporre, oltre al fonema FA/FO, anche i concetti di causa ed effetto e la denominazione delle diverse emozioni; nel secondo, oltre al ripasso del fonema SA/SO, vi sono proposti i concetti topologici e i giorni della settimana e diventa perciò particolarmente adatto per l'acquisizione della letto scrittura in bambini con gravi problemi percettivi.

I racconti fonologici, via via ideati per favorire l'acquisto del quadro fonologico completo, possono diventare un valido strumento per realizzare un significativo lavoro integrato tra famiglia, educatori, scuola e logopedia.


*Definizioni su internet:

Un fonema è un'unità differenziante,indivisibile e astratta di un sistema linguistico. Non è corretto dire che costituisce un fono usato a carattere distintivo in una certa lingua. Secondo lo strutturalismo rappresenta l'unità minima di seconda articolazione, la più piccola e senza significato proprio.

Fonemi sono due foni che hanno un valore distintivo. Non hanno significato in se ma contribuiscono a differenziare dei significati. esempio: se dico PANE o aspirando P(h)ANE non distinguo, rimando sempre allo stesso concetto, mentre se dico PARE distinguo da TARE ( per i foni P-T ), PAGLIA MAGLIA ( P-M) e così via...consentono di distinguere due parole di struttura simile.

"...Avrei bisogno di una mano urgente, sto studiando una materia di nome linguistica e glottologia , ho una serie di parole in cui devo determinare quanti fonemi hanno...!!! mi trovo in grande difficoltá .. innanzi tutto qualcuno potrebbe spiegarmi cosa significa in parole povere Fonema. e poi gentilmente quanti fonemi ha la la parola "ghiro" e perché ....... "
La definizione esatta la troverai meglio sui tuoi manuali; quella in parole povere è che un fonema corrisponde un suono (ma non dirla all'esame...). Chiaramente non sempre un fonema corrisponde a una lettera, come appunto nella parola ghiro, dove "gh" indica in realtà un unico suono (occlusiva velare sonora, se non sbaglio). La parola ghiro ha 4 fonemi :gh, i, r, o



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