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É proprio vero !
Chiara Di PalmaGuardare dentro al Giocoscopio è come guardare dentro al buco della serratura della “Bottega delle meraviglie di Mr Magorium”. Caderci dentro, poi, è meglio di qualsiasi film.
Già, perché alla Mostra aperta dall'8 di ottobre in via Nosadella 51/B, gli effetti speciali sono garantiti. Provare per credere.
Questo, naturalmente, rimane un buon incentivo per grandi, perché i più di cinquanta bambini che sabato hanno letteralmente invaso, con i loro genitori, l’ex cinema Splendor, conoscevano già in partenza l’unica regola del gioco: puro divertimento!
Sono stati infatti loro, i bambini, a creare un perfetto inizio e a dare una forma meravigliosa al primo giorno d’apertura della mostra rendendo vitale la sua essenza, dove magia e scienza vanno a braccetto.
Saltando i rossi e intricati indovinelli matematici che impegnano anche i pavimenti d’ingresso e perdendosi coraggiosamente dentro al nero e vorticoso labirinto di scotch, i bambini sono entrati di corsa o in scivolata per ritrovarsi poi come in un sogno, come per magia (“É magico!” qualcuno ha detto), di fronte ai quarantacinque autentici giocattoli più strampalati e allo stesso tempo più semplici del poliedrico mastro giocattolaio Roberto Papetti.
Diventa allora automatico e naturalmente bello lasciare le mani di mamme e papà, abbandonare timidezza ed esitazione per diventare autonomi protagonisti di un immenso spazio che funziona proprio per e grazie a loro. C’è chi per l’improvvisa emozione non sa quale giocattolo scegliere; li passa allora in rassegna tutti, li tocca, li prova, li suona, li gira, li scuote, li ascolta, li gioca tutti, senza un senso o un verso, senza lasciarsi il tempo nemmeno per respirare perché le risate di una continua e divertente scoperta fanno davvero trattenere il fiato. C’è la gara tra il cowboy con il fucile ad elastico e chi invece si sente lo sceriffo del fucile spara maccheroni. Ci sono i veri esploratori che cercano di comprendere perché la “macchina forma tornado” li forma solo quando pare a lei oppure come si fa ad addestrare un cagnolino di latta che è a forma di barattolo e ha una coda elastico. Basta fischiare e lui torna indietro. “E’ proprio vero”. Dice Anita.
C’è chi spara missili in bottiglia, chi va negli abissi con il sommozzatore di rame e spara bolle d’aria per tornare finalmente a galla con i sommergibili a fiato. Per non parlare dei coraggiosissimi paracadutisti, continuamente lanciati in aria in mezzo a Trottole, Girandole, Salterelli, Tartarughe rampichine e Uccellini dondolini.
I più fortunati evitano le palline della catapulta a cucchiaio, gli altri vengono centrati dagli immancabili colpi delle fionde a carta. Niente paura per i nostri paracadutisti perché il tappeto blu in mezzo alla sala attutisce i colpi!
Non esiste il tempo all’interno del Giocoscopio, non si dà ascolto nemmeno alle pance che a mezzogiorno, puntualmente, brontolano. Il ritmo che dalle dieci del mattino continua a crescere incessantemente fino a sera non è quello delle lancette di un orologio bensì quello di un tamburello a pizzico suonato da Luca, un bimbo di appena un anno. Bastano due minuscole ditine e qualche amico in più per trasformare un semplice gesto in un vero concerto: Olivia suona la tromba ad ultrasuoni, Matteo il kazoo, mentre i sonaglieri ballano!
Anche i grandi non stanno certo a guardare.
E’ tutto sorprendentemente autentico, impossibile non lasciarsi travolgere e coinvolgere. Ogni giocattolo presente su quei quaranta cubotti di legno che invadono il salone, racchiude in sé l’insuperabile maestria della tradizione, lo stupore di una scoperta, la grandiosità di una teoria scientifica, il piacere del divertimento.
Ogni giocattolo fatto a mano è l’espressione più concreta e attuale dell’azione più seria dei bambini: il gioco, appunto. Sono la meraviglia e lo stupore dell’animazione a fungere da collante tra la scienza e il gioco, tra il divertimento e le azioni serie dei bambini che, giocando, comprendono il funzionamento delle cose, percepiscono l'esistenza di probabilità e di regole di comportamento che vanno rispettate. L'esperienza del gioco insegna al bambino a perseverare, ad avere fiducia nelle proprie capacità, divenendo consapevole del proprio mondo interiore e di quello esteriore, incominciando ad accettare le legittime esigenze di queste sue due realtà.
Ogni giocattolo presente in mostra è un’emozione diversa che non ha età. I grandi ricordano, i piccoli, anche e soprattutto con difficoltà uditive o motorie, perseguono l’unicità di giocare con i loro stessi pensieri, i loro gesti più immediati e semplici che rendono grande e potente il loro modo di crescere ed imparare. Tutti così hanno partecipato e dato avvio ad una trasmissione e ad una comunicazione senza pari.
Le mani innovative, la dolcezza e l’ingegnosità di Roberto Papetti, il papà del “Giocoscopio”, sono una grandiosa testimonianza di come siano bastati materiali poveri, di riciclo, assieme alle sue doti di insuperabile fantasia, studio ed esperienza, per avvicinare i bambini anche a principi della scienza e della fisica altrimenti incomprensibili.
Elastici, cartoncini, buste della spesa, tappi in sughero, viti, bottiglie e fili di nailon, tutti in fila dentro al laboratorio! Ogni scarto è una risorsa e diventa un pezzo fondamentale del giocattolo che ogni bambino costruisce per sé. La mostra si impreziosisce diventando un laboratorio di costruzione e di invenzione che fino alla chiusura non ha avuto tregua. Davvero impossibile stancare quei piccoli giocattolai in azione.
Ora si aggiusta un Fonovisore senza più i suoi specchietti e il pagliaccio a leva che non saluta più. Qualcuno a forza di giocare ha smontato il suo barattolo di prugne secche che girando, fa muovere il suo braccio.
Si spengono le luci. Eppure, ancora si può sentire il rumore di una piccola trottola che continua a roteare.
La magia, qui dentro, non la spegne nessuno.
Domani è un nuovo inizio!
Per informazioni : 051 6446656 -
www.fondazionegualandi.it












